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mercoledì 2 settembre 2009

ieri era ieri punto e a capo

Guidata dal suono sporco di una tromba per le vie
mi abbandono infine su una rigida panchina, spossata dal caldo d'agosto:
un alito di vento tra i capelli e la voce del pianto che dall'interno mi chede di sputare il dolore...
Taccio!
Una giovane coppia spazza le vie deserte. Pausa di un lungo bacio. Poi di nuovo a lavoro.
E io...? Ma che ci faccio qui?
Non c'è angolo di città che mi lasci respirare, non c'è niente di niente, non c'è nessuno per me!

Improvviso e continuo un dedededé...dedededé...
Si avvicina dolce e leggero nel suo vestitino bianco bordato di rosso: una testolina scompigliata, due gambette vispe e un piccolo variopinto monopattino sotto ai piedi.
Cade una lacrima, la prima. Si accende una speranza...

venerdì 27 marzo 2009

Quanto costa un sogno?

Una finestra umile e sgangherata, con tanto di inferriata esterna,
grigia e consunta dalla pioggia,
mi avvisa che è ora di mandare la disdetta di locazione alla padrona di casa...
Una bella raccomandata per non dover fronteggiare tutti i santi giorni la difficoltà di trovare dentro me la gioia per iniziare le giornate,
per non dover scommettere sulle condizioni del cielo che il palazzone di fronte non lascia nemmeno intuire,
per non dover far finta di accettare il lercio grigiore delle costruzioni che cingono il mio sguardo, senza scampo.
Cambio appartamento come l'umore...
Sperimento una flessibilità dell'esistenza che mi illude di trovarmi sulla via maestra,
un divenire mutante e foriero di novità che allevia il mio senso di smarrimento per l'irreversibilità delle scelte...semmai ne farò.
Quanto costa soltanto pensarci!
Quanto costa continuare a crederci?
Quanto, alzare il culo dalla sedia e fare qualcosa!
Questo limbo di malinconica lentezza è il giusto prezzo per desiderare di sorridere ancora?
Di certo è un buon motivo per continuare a cercare il gusto delle piccole grandi scommesse senza il masochistico bisogno di farmi sgambetti da sola...per evitare di salire sul ring e giocare la mia partita.
Oggi non temo più
le inferriate arrugginite alle finestre, i balconi pieni di sozzura di piccioni, i mattoni grezzi sudici del via vai di rumorose vetture sempre in corsa...
la mia incapacità di reagire alla sveglia senza senso delle 8 del mattino,
il vuoto di appuntamenti in agenda o la longevità dei miei dubbi.
Lascio che tutto cada per terra, che si rompa in mille gocce di fango.
Ci penserà la voglia golosa di primavera a raccoglierne i cocci e a trasformarli per il mattino che verrà.

mercoledì 18 marzo 2009

MutAzione

Quanta voglia di vita nell'aria! Quanta voglia di farcela nelle voci delle persone care!
Riconoscere i successi e le gioie altrui è un po' come riconoscermi: l'annuncio di una nascita, la telefonata entusiasta dei miei che intraprendono il loro primo viaggio in un altro angolo di mondo, persone care che proseguono fiere verso i sentieri del cuore...
Aascolto nel silenzio la forza di questa energia nuova e dall'antro ombroso delle mie giornate sempre uguali inizio a credere che un grande risveglio mi stia già aspettando, al di là dei lunghi corridoi dei miei no e del volto inerme di paure un po'più deboli.

martedì 10 marzo 2009

qualcosa di buono

Che la felicità se ne stia appollaiata su un ramo ad aspettare che ciascuno scelga il suo pezzetto con il suo colore, la sua forma e il suo profumo...e se lo porti con sè a tracolla??

Certo, è difficile scegliere e forse questo è il vero nodo del problema: un bel chat noir sul tetto che scotta o vivaci margherite in vaso? Fantasie naive e bottoni variopinti o delicati ornamenti floreali dai colori caldi? Una donna può decidere di portare a tracolla l'eleganza, l'originalità, l'allegria, la fantasia...senza mai cambiarsi d'abito, senza mai smarrirsi?

Non lo so, so però che io mi sono persa nella mia differenza e nella mia unicità, in tessuti dalla differente foggia e in sfumature di colore contrastanti, vessillo di una creatività mai agita.

In questi giorni le persone intorno a me mi sorprendono in mille modi, reagiscono alla crasicità della modernità in maniera straordinaria, spesso tirando dal fondo del pozzo il meglio di se stessi...

Chi insegue i sentieri della parola, chi le linee della matita e della fantasia; chi asseconda il lavoro delle mani con pazienza, ago e filo; chi fa ritorno a casa e trova il gelsomino in fiore; chi parte inseguendo il ritmo della vita e chi si prepara per il primo viaggio; chi riscopre la propria forza nell'abbraccio delle persone care; e, ancora, chi pazientemente aspetta che arrivi il suo momento tenendo stretta in mano la speranza del non ancora come la più preziosa tra le gemme...

Alcuni visi sono sfioriti, ma altri ne sono sbocciati; molte le persone care, preziose le nuove ore di sole. Tutti sono autori di qualcosa di buono, tutti comunicano, tutti si affermano nel mondo mentre io li sto a guardare con la gioia degli occhi di una bambina che riceve un meraviglioso dono.

Sto raccogliendo i pezzi di un puzzle la cui forma è ancora un mistero per me, ma non posso fare a meno di raccoglierli perchè sento che mi attende qualcosa di grande lì, su quel ramo...

Qualcosa di buono mi aspetta, qualcosa di buono devo trovare,
qualcosa di buono mi aspetta, qualcosa di buono mi verrà a cambiare.

sabato 28 febbraio 2009

nOn me



Io sono il mio corpo.
Io sono la mia fronte non troppo segnata;
i miei occhi grandi e
umidi della terra scura d'inverno.
Io sono il mio profilo,
dono paterno impenetrabile, taciturno;
le mie labbra sottili e chiuse in un silenzio pudico
che racconta di dolci baci mai dati.
Io sono le mie guance paffute,
dei colori dell'infanzia e dell'ingenuità della neve.
Io sono il mio respiro,
una gabbia di paura e sgomento.
Io sono i miei fianchi prosperosi e materni,
avamposti di un ventre costellato da arcipelaghi di nei scuri
gocce d'inchiostro su acque limpide.
Io sono i miei arti carnosi e floridi di composta mascolinità;
le mie mani grandi trasudano femminea forza e fragilità.
I miei piedi larghi e lunghi sono ventose sulle pareti del mondo;
drappi al vento che vacillano nella raffica paralizzante del presente.
Io sono i segni del mio sguardo di giovane vecchia.
Io sono il mio corpo,
ma il mio corpo non è me.